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INTERVISTA A CRAIG THOMPSON
Quella che segue è un' intervista che Craig Thompson ha rilasciato a Paul Austin, del sito americano "Fear of Speed".
Buona Lettura.
Per gentile concessione di Paul Austin, F.O.S. Tutti i diritti riservati.
www.fearofpeed .net
Il romanzo a fumetti di Craig Thompson si intitola Blankets e sono 600 pagine di china consacrate all¹amore in tutte le sue forme. Il libro traccia il percorso di tre delle relazioni più strette di Craig: il fratello Phil, il primo amore Raina e il cristianesimo. È quest¹ultima (l¹autore sceglie di lasciarsi dietro il cristianesimo dopo una rigida educazione 'bibbiocentrica' nel Wisconsin rurale) che tinge tutti gli avvenimenti del libro e, come conseguenza, fa volare in ogni direzione diversi frammenti emotivi di shrapnel.
Scritto e disegnato di sera mentre Craig aveva un lavoro a tempo pieno, ci ha messo quattro anni per finire questo grosso librone. L¹accoglienza? Il New York Times Review lo loda come le 'memorie delle piccole brutalità rese in modo meraviglioso'; Publishers Weekly festeggia una combinazione così rara di 'sincerità, lirismo pittorico e gusto'; The Onion ama 'ogni straordinaria pagina'; il Library Journal ha inserito Blankets in una posizione prominente nella lista dei titoli migliori. E così via. La rivista Time lo incorona 'miglior fumetto del 2003', dimostrando che forse Time è pronto per qualcosa di diverso dall¹accozzaglia di 'coffee table' repubblicani.
Il libro è fantastico e dovreste realmente cercare di procurarvelo.
Ho chiamato Craig la scorsa settimana ed ecco quello che ne è venuto fuori.
FOS: Craig, non ne so un cazzo di romanzo a fumetti.
CRAIG THOMPSON: Ah va bene (ride).
Questa è una delle ragioni per cui volevo proprio parlare con te. Voglio dire... perché? Mi piace leggere e apprezzo realmente anche le arti visive. Allora perché non mi sono accorto di questo genere? Ci dev¹essere un sacco di gente come noi che si stanno perdendo quello che ha da offrire il romanzo a fumetti.
Beh, per quanto mi riguarda, sono cresciuto leggendo fumetti, assieme a tutte quelle altre terrificanti cose per bambini. Ma poi ho avuto questo lungo abbandono del fumetto durante l¹adolescenza. Perché diventi più grande del fumetto. E ci sono milioni di ragioni per non amare il fumetto o i negozi di fumetti: i super-eroi e tutta quella merda. E anche nel medium del romanzo a fumetti ce n¹è solo una manciata che è veramente valida ed è davvero facile non notarla.
Ma anche il romanzo a fumetti è una nuova forma, no? È solo negli ultimi vent¹anni che le persone stanno facendo dei fumetti più lunghi. E ci sono state un paio di pietre miliari, come Maus , Palestina , cose del genere, però non ce ne sono molti. Ed è nello stesso medium dei giornalini a fumetti, che hanno una brutta reputazione, giustificata nella maggior parte dei casi.
Ho detto ad alcune persone che avrei parlato con te e quando ho iniziato a descrivere il libro, hanno detto: 'Cosa? Ti stai infervorando per un fumetto?'
È una cosa abbastanza universale. Lavoro nel fumetto per vivere, ma trovo imbarazzante entrare in una fumetteria. Sai, è quasi come andare in un sexy shop.
C¹è una fumetteria vicino al mio appartamento qui a Seattle, e ci sono entrato varie volte. Questo forse sembrerà come una terribile generalizzazione, e forse lo è... ma non ci sono mai delle donne lì dentro. Ci sono tipi con cappotti neri e un accenno di barba irregolare che mi ricordano me stesso quando ero al liceo. Solo che sembrano avere la mia età. Si scambiano domande quiz su Batman e sembra che siano stati in piedi tutta la notte a trangugiare soft drink e giocare a Dungeons & Dragons.
Forse è così. (ride)
Ma c'erano anche delle belle cose, ho preso un fantastico libro di Tim Burton. È solo che mi domando se il genere perde di credibilità con tutti questi negozi specializzati. Ghettizzandosi.
Beh, ovviamente è così. Si ghettizza e crea una comunità formata da un gruppo di sostegno. È una cosa così ristretta.
beh, ho adorato il tuo libro e ho pensato: 'Devo saperne di più se dovrò torchiare questo tipo!' Così ho trovato un paio di interviste che hai fatto e mi ha fatto sentire anche peggio; non conoscevo nessun termine 'dialettale' come 'autobio'. E tutti questi artisti che erano indicati come famosissimi, ad esempio Harvey Pekar non li conoscevo proprio.
È un mistero. Nemmeno io riesco a spiegarlo. Mi ricordo che quando mi riavvicinai per la prima volta al fumetto, circa a vent¹anni, andai alla mia prima fiera del fumetto e fu un¹esperienza ancora più surreale. Incontri dei veri fanatici. Io sono cresciuto in un paese davvero piccolo e non avevo mai sentito parlare di queste cose, così me ne andai a quella di Chicago. Stavo facendo questa fila, in questo colossale centro convegni, e sembrava che tutti fossero i tipi di Dungeons & Dragons con la coda da cavallo e i cappotti neri che dicevi prima. Non capivo perché ero così ingenuo e mi domandavo dov¹erano le persone come me. E alla fine trovai delle persone con cui avere un rapporto.
L'altra faccia di questo è che ho citato Blankets a delle persone che hanno detto: 'Sai, ne ho sentito parlare' E mi domando se questo sarà uno di quei libri che trascendere il genere. Non necessariamente da un punto di vista di vendita, anche se sarebbe forte. Voglio dire, più da un senso della cultura popolare. Impatto oltre il mondo del fumetto.
Non so, mi sembrerebbe presuntuoso pensare una cosa del genere. Ma continuo a sentire persone che non hanno mai letto un romanzo a fumetti prima o non hanno mai considerato seriamente il fumetto, e dicono che hanno trovato il libro e gli è piaciuto. La gente sembra che ne sia attirata, vedono la copertina, lo prendono e poi iniziano a guardarci dentro. Una ragazza mi ha detto che c¹era qualcosa, un oggetto che aveva attirato la sua attenzione. C¹era qualcosa che le provocò il desiderio di baciarlo. Ho pensato che fosse davvero bello.
È un libro imponente: seicento pagine. Mi domando se anche questo c'entri. Tradizionalmente, le persone sembra che vedano prima le strisce sui giornali e e poi si spostino verso i giornalini a fumetti, che sono sempre queste cosine fragili stampate su carta di merda che compri nei drugstore. E un'altra cosa riguardante il tuo libro, il suo peso, è l¹alta qualità della carta e della stampa. Mi domando se riassicura le persone. Sai: 'Ah... questo è un vero romanzo.'
Penso di sì. La forma pamphlet, come la definiamo (un fumetto spillato di trentadue pagine) è un formato piccolo e brutto. E non posso immaginarmi delle persone che vengano convertite da questo. Forse alcune persone sono cresciute con essi e non li hanno mai abbandonati (ti fai coinvolgere dal valore feticistico del collezionismo), ma è difficile immaginare qualcuno di nuovo che guardi quel tipo di oggetto e dica: 'Oh! Lo prendo.'È come il cristianesimo (ride). Siamo programmati fin dalla più tenera età.
Sapevo che mi piaceva il medium... arte sequenziale o qualunque definizione tu vogliare usare. Ma odiavo quel formato. Così mi sono impegnato fin dall¹inizio a renderlo un libro grande.
Mentre leggevo Blankets mi sono trovato a pensare che è una storia che non poteva essere narrata in nessun altro mezzo di espressione e avere lo stesso impatto. Ci sono delle vignette e delle pagine dove non cambia nulla se non un¹espressione facciale. Ma anche l¹aspetto visivo... prolunghi lo slancio e riesci a mantenere il controllo sul ritmo. Blankets si avvantaggia realmente del fatto che ci sono alcune cose che puoi fare con questo medium che non puoi fare in nessun¹altra maniera.
Beh... grazie (ride).
Stavo guardando il tuo libro precedente, Addio, Chunky Rice, e se non ci fosse il tuo nome sopra, non credo che avrei mai immaginato che fosse dello stesso autore. È così
diverso, così psichedelico e ha una totale sospensione della realtà fin dall¹inizio. Blankets è sempre chiaro in quello che avviene realmente e quello che è un volo nel mondo onirico. Chunky Rice invece è tutto ambientato in uno stato quasi onirico.
Beh, ero decisamente più influenzato dagli elementi cartooneschi. All¹inizio venivo da quell¹ambiente. Ero davvero interessato all¹animazione. Tutti quegli elementi surreali ed eccentrici. Ora sono più interessati alla sottigliezza. Rispetto all¹animazione, forse il fumetto è più adatto a questo.
La scena di Chunky Rice che mi ha colpito di più è quella dell¹affogamento dei cuccioli. Il padre dice 'sii uomo' e costringe il figlio ad annegare i cuccioli indesiderati in un sacco e dice che sembra un sacco di gelatina. Quello mi ha davvero colpito.
Una delle poche reazioni di mio padre a Chunky Rice quando venne pubblicato fu chiedermi 'Il padre non sono io, vero?'. Stavamo cenando con un¹altra famiglia e ho detto di no. Lui ha replicato: 'Bene! Perché non ho mai fatto annegare ai miei ragazzi nessun animale. Li ho annegati io stesso!' (ride)

Non credo che mio padre mi abbia mai detto così tante parole tutte assieme. Però mia madre era una cristiana rinata e teneva d¹occhio le cose. Scrissi questa cosina nel mio sito su come non mi era permesso ascoltare un certo disco perché mi avrebbe potuto dare dei sentimenti.
Già. Mi hanno sempre insegnato che i sentimenti non erano buoni. E il cervello! Recentemente, quando Blankets venne stampato per la prima volta, mi dissero che una delle cose che pensavano che mi aveva indotto in tentazione allontanandomi dal cristianesimo' era il mio cervello. Beh... naturalmente! Dissero: 'Il cervello è lo strumento del diavolo, Craig!' Avevo esposto tutte le ragioni sul perché stavo lasciando il cristianesimo e non le capivano per niente. Pensarono che la parte peggiore fosse che stavo razionalizzando le cose. I miei genitori trovavano che l¹emozione e il cervello erano negativi, erano gli strumenti del diavolo.
Che cosa rimaneva?
Non lo so. Anche quando penso alla mia fede passata (che era programmata dal giorno in cui sono nato), proveniva da un luogo di paura e solitudine. Penso che uno dei più grandi ³motivatori² per la fede sia l¹essere soli.
Anch¹io ho avuto l¹esperienza del 'Campo Parrocchiale' come è successo a te. Avevo dodici anni. L¹ultima notte c'era un ballo per i giovani e tutti portarono delle cassette da suonare in questo piccolo stereo di merda. Qualcuno mise su un disco degli Heart e si sentì quella canzone, 'Barracuda'. Una ragazza la stava ballando e il tipo che gestiva la serata stava aggirandosi attorno allo stereo, pronto a spegnerlo. Sembra che il suo modo di ballare fosse troppo lascivo.

Il matrimonio di mia sorella fu un evento surreale, perché al suo interno ci fu una chiamata alla fede. Il pastore fermò la cerimonia per dire che la sposa e lo sposo volevano che noi sapessimo che il motivo per cui la loro relazione funzionava era la loro fede in Cristo. E chiunque voleva, poteva avvicinarsi e accettare Gesù. Voglio dire, molti matrimoni sono cristiani, ma questo era come un¹adesione.
Giusto. 'E ora una parola dei nostri sponsor.'
Anche loro dopo avevano un ballo, separato dalla chiesa perché molte persone di chiesa non credevano nel ballo. Era nel granaio dello sposo, con balle di fieno, una grossa tenda e tutto il resto. Alcune di quelle persone vennero e rimasero scandalizzate da quello che videro... ed era solo una festa con balli popolari e un cattivo dj.
Nelle sezioni di Blankets che riguardano il liceo, dove conosci e ti innamori di Raina, dipingi la tua goffaggine in modo risoluto, mentre lei è un personaggio completamente idealizzato.
In parte è vero. La stavo disegnando cercando di catturare quello che provavo per lei.
Hai detto che mentre lavoravi a Blankets stavi anche leggendo Alla ricerca del tempo perduto di Proust nella sua interezza. Io non ci sono mai arrivato in fondo... ho letto solo il primo libro, ma posso vedere l¹influenza, il modo con cui il tempo si muove e Raina che appare ovunque in questi intensi flashback.
Ho adorato come Proust lo conclude. Quelle ultime parole lo rendono degno di essere letto. 'Questa è una ricerca del tempo perduto, ma non ricordo di cosa.' Un finale del genere può avere effetto su tutto quello che hai letto fino a quel momento e renderlo perfetto. Che finale incredibile. A dire il vero sono ossessionato dai finali. Abbandono facilmente un libro se l¹ultimo capitolo non mi soddisfa, anche se il libro mi è piaciuto fino a quel momento.
Beh, è interessante che tu parli di finali perché la cosa che ho notato in Blankets è che... beh, quando interrompi la comunicazione con Raina, credo che quella non sia la vera fine del libro... ma è il climax di una lunga sequenza di eventi. Quando sono arrivato a quel punto del libro, ho pensato... 'Coooosa?' Non ero preparato come lettore. Era così brusco e spiegato solo in parte.
(ride) Me l¹hanno detto varie persone.
Stavo seguendo gli eventi che conducevano a quell¹evento, ma non avevo davvero intuito il preludio a quello che stava per accadere. Forse è stato l¹unico momento nel libro in cui ho sentito di non avere indizi sulla motivazione del personaggio. Quando bruci tutte le tue cose, le tue tavole e i tuoi disegni... c¹è un preludio a quello. Ma non è così per questo. È stato tutto così brusco... in un libro pieno di meditazioni, non ce ne sono tante su quella decisione. Questo mi ha davvero preso di sorpresa, considerata l¹intensità della relazione.
Nella vita reale, quella è stata esattamente l¹esperienza che ho avuto. Ed è così che ho affrontato il libro. Nemmeno io ho davvero capito la motivazione di quell¹azione; ho preferito non sezionarla, quanto mostrarla nel modo in cui era avvenuta. Ma ho voluto anche mettere in evidenza il fatto che si trasformò da un¹idealizzazione a... beh, penso che ci sia molta autoironia nell¹ultimo capitolo. Quella scena in cui parlo con il pastore, sottolineo le incoerenze delle diverse versioni della Bibbia, lui mi dice che è il 'processo di crescita' della Bibbia, che però non sono disponibile ad accettare... quella pagina, nello specifico, indica la mia goffaggine e la mia incapacità di accettare i processi di crescita in generale.
Credo che all¹epoca, con il libro zeppo di riflessioni spesso vistose, quel momento sembrò come una porta che veniva sbattuta. Non mi colpì come un espediente letterario, mi confuse e basta. Ma capisco ciò che vuoi dire e alla fine mi fa sobbalzare molto di più... 'Ehi, è davvero accaduto quello? Cooosa?'... perché è così che cose del genere si sentono nella vita.
È bello sentirlo (ride). Sicuramente. Voglio dire, sono ancora a quello stadio. Non ho nessuna grande saggezza da condividere con i lettori. Sto ancora cercando di capire le cose e continuo a sentirmi goffo. Ma anche questo fa parte dell¹ultimo capitolo. C¹è una sorta di auto-accettazione. E forse ci sono arrivato mentre lavoravo al libro. Non sapevo dove sarebbe andato a finire e, originariamente, quando scrissi l¹ultimo capitolo c¹era più riflessione sulla relazione. Quelle cose però si persero nella confusione e alla fine divenne più una resa e un¹auto-accettazione a tutto quello. Quando stavo lavorando al libro, ne feci una versione davvero grezza e l¹unica cosa che ho modificato, diverse volte, fu l¹ultimo capitolo. Non prendeva corpo. L¹ultimo capitolo era più una meditazione su una relazione e non sembrava funzionare nel libro. Tre anni e mezzo dopo, finite le pagine voglio dire, sto sempre cercando di far funzionare le cose con la mia scrittura e il mio disegno e dopo quella volta non avevo realmente concluso niente. Non ero arrivato a nessuna risposta e non aspettatevi che l¹abbia fatto ora. Poi il libro si trasformò proprio in quello: una resa all¹ignoranza. Beh, ignoranza è una brutta parola, ma l¹ultimo capitolo si concentra sulle cose che implicano una scelta. 
Sono felice che non ti sia sentito obbligato ad aggiungere una conclusione per i lettori. In qualche modo non sarebbe stato adatto, dopo quel libro, spiegare tutto, fare l¹inchino e mettere una pagina con la scritta 'Fine'. Scorre in maniera così naturale senza una fine formale, è più uno spazio temporale di cui siamo al corrente.
Quelle sono le storie che mi attirano.
Che mi dice del processo di creazione? Hai bisogno di essere da solo per scrivere? Metti su della musica?
Niente musica e nessuna persona intorno. Non quando sono nel processo di scrittura. È la fase più solitaria e stressante: quella della scrittura iniziale. Il disegno invece è più un aspetto di routine. In superficie almeno, è più passivo. Quando disegno metto su della musica e lo affronto in una specie di tabella di marcia dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio. Faccio le matite di un paio di tavole al mattino, le inchiostro nel pomeriggio e poi la sera esco e faccio altre cose. È una bella routine.È parte dell¹attrattiva di essere un cartoonist, sai? C'è questa specie di collegamento con la classe lavoratrice. Quando pensi al classico cartoonist, loro si alzano e disegnano per vivere. In un certo senso, mi piace. Il processo di scrittura è più nevrotico: a volte sei concentrato intensamente e a volte ti senti bloccato. Gli schizofrenici alti e bassi.
Assomiglia al processo di scrittura delle canzoni. Ti muovi agitandoti per scrivere qualcosa e dopo c'è un periodo dove è solo mestiere. Fare l¹arrangiamento della canzone, registrarla e tutte le altre cose. Per un artista visivo, l¹ascolto della musica che tipo di effetto ha?
Può avere molto effetto. Decisamente.
Lo noti mentre disegni? Se metti su della musica caotica, un po¹ rock finisci per avere delle vignette davvero piene?
Cerco di controllarlo (ride). Sai, 'questa musica è proprio adatta per questa pagina'... se cerco di fare un flusso di linee molto delicate, non posso mettere su niente di violento, altrimenti non funziona.
Che cosa ascolti quando disegni e inchiostri?
Ultimamente i Flaming Lips. Ma con 'Blankets' ascoltavo di tutto. Ricordo di aver provato tutti i 'classici del grunge' (ride) come i Nirvana e i Dinosaur Jr.
Mi è piaciuto il modo con cui il muro di Raina era ricoperto di poster e Gesù era accanto a Kurt Cobain.
Era così (ride).
Ti ricordi che musica ascoltavi mentre disegnavi delle sezioni specifiche?
Beh, tre capitoli sono dei titoli di canzoni e stavo ascoltando tutti e tre gli album da cui provenivano. Erano a rotazione.
Un capitolo si intitola 'Just Like Heaven', quindi parliamo dei Dinosaur Jr. o dei Cure?
Entrambi! E a dire il vero per me quella canzone era davvero importante in relazione al libro. Ho avuto un¹educazione nella campagna più profonda e, tra le varie cose, arrivai alla musica punk attraverso il cristianesimo. Mio fratello ed io iniziammo con tutti quei gruppi punk e speed metal cristiani. Non so nemmeno se riusciresti a trovarli ora. Crucified, Scattered Few, Crashdog. Poi eravamo entrambi anche appassionati di skateboard. Così la nostra introduzione alla musica punk laica fu attraverso la lettura della rivista 'Thrasher'. Ricordo che mi piaceva molto la versione dei Dinosaur Jr. di 'Just like heaven' dall¹album 'Fossils'. E fu lei a introdurmi ai Cure. E così tardi ero già all¹ultimo anno di liceo. C¹erano tre motivi, credo: ero stato in un piccolo paese, mi piaceva della musica più rumorosa e il cristianesimo ne faceva parte. La musica non era permessa in casa mentre crescevo. Così quella canzone fu una specie di collegamento tra noi due.
Adesso ascolti musica cristiana?
No.
Non credo di conoscere quei gruppi che hai nominato. Sono espliciti nei loro testi?
Ricordo che gli Scattered Few avevano molte canzoni che dicevano di non fumare crack (ride). Ma sembravano molto cupi erano di L.A. e avevano tutti quei tatuaggi sui volti sembrava che le canzoni fossero davvero sul fatto di non fumare crack. Non la versione periferica.
Probabilmente erano ex-fumatori di crack.
E così per me aveva senso che fossero dei rinati. Facevano parte di quella sottocultura cattolica di strada dei senzatetto. Sembrava abbastanza autentica. E poi Tooth e Nail, tutta il punk suburbano del rock cristiano.
Adesso sento i nomi di gruppi che, a meno che qualcuno non me lo dica, mi ci vorrebbe un po¹ perfino per provarli.
Già, come la Danielson Familie.... mi piacevano molto. E rimasero in contatto in qualche modo con la scena indie piuttosto che con quella più isolata del rock cristiano. Ci sono dei gruppi dove lo fanno in un modo davvero forte, è solo parte di... beh, non so. Cioè, c¹è qualcosa di volgare in tutta l¹industria del rock cristiano.Tutta una parte dell¹industria dell¹intrattenimento concentrata sull¹evangelizzazione.E ci sono anche molte parti autentiche. Sono certo che lì ci sia un¹influenza positiva. Tutti quelli che ascoltano il punk rock avevano i loro diversi momenti di rivelazione grazie ad esso. Le mie prime esperienze furono questi show che... era una cosa in stile Fugazi, l¹altruistico atteggiamento 'rendi il mondo un posto migliore'. Per me il movimento punk era questo, più che il folle movimento in stile ³distruggi le cose² che mi ero perso. A volte sembrano incrociarsi senza soluzione di continuità.
E ora c'è una colonna sonora di Blankets, fatta dal nostro amico John e il suo gruppo Tracker. Di chi è stata l¹idea?
È stata di Brett e John. Brett, che è il mio editore, e John avevano parlato per lungo tempo di fare qualcosa del genere: la colonna sonora di uno dei libri. Quando Blankets fu finito, prima che fosse stampato, Brett disse: 'Ehi, questo potrebbe essere adatto! Ti dispiace se lo propongo a John?' E io risposi: certo, facciamolo. Una volta che John ricevette le fotocopie, disse subito che lo voleva fare.
Me l¹ha detto nei mesi scorsi e penso di averlo frainteso; pensavo che il CD dovesse essere allegato al libro stesso, musica d¹atmosfera ispirata dal libro per persone che lo mettono su mentre lo leggono. Invece è una pubblicazione completamente separata.
Già. E penso che deve essere così. L¹idea che fosse una colonna sonora letterale sembrava un po¹ sciocca. Sarebbe stato come uno di quei dischi di quando eravamo piccoli che ascoltavi mentre leggevi.
Non intendevo che avrebbe letteralmente seguito il libro pagina per pagina, quanto che poteva essere un¹estensione musicale che evocasse ulteriormente l¹atmosfera del libro.
Beh, è così. Ma non formeranno un¹unica confezione, no.
E che succede adesso?
Tra due settimane sarò in Europa (l'intervista é stata rilasciata la primavera scorsa. n.d.r.). E ci starò per tre mesi e mezzo. Devono uscire le versioni francesi, italiane, spagnole e olandesi, quindi molto tempo per la traduzione e la promozione. E poi andrò in Marocco.
In Francia starai da Lewis Trondheim? Mi piacciono i suoi disegni. Come vi siete conosciuti?
L¹ho incontrato a una session di firme a Portland e gli dissi che sarei andato a breve in Francia. Mi disse di chiamarlo, cosa che feci e finii per trascorrere diversi giorni a casa sua con lui e la famiglia. È uno generoso. È questo meraviglioso miscuglio di dolcissimo e quasi stereotipato francese cinico e brontolone.
L¹ho visitato e siamo andati a una mostra di rettili, per farla vedere ai suoi figli. Poi abbiamo camminato lungo la spiaggia, in modo che potessero raccogliere le conchiglie. Il suo inglese può essere molto minimale ma a un certo punto eravamo seduti lì, mi guardò e sospirò dicendo: ' È una vita tranquilla'. E pensai... ah, questo riassume tutto. Molto pacato. E un paio di minuti dopo, i bambini stavano litigando e grugnì qualcosa come 'i bambini sono così stupidi!'
È molto famoso laggiù, vero?
Sì. Molto conosciuto e molto prolifico. In Francia la cultura, la gente sono molto più dentro i fumetti di quanto accada qui.Lo paragonerei all¹animazione. A questo punto non ho un vero interesse per l¹animazione, ma... almeno fa parte della cultura mainstream. Puoi incontrare altre persone che ne sono interessate.
Vedo persone con magliette che hanno personaggi dei fumetti, Love and Rockets e altre cose. E Raina nel libro è un personaggio così meraviglioso e idealizzato... che succede quando cammini per strada e vedi qualcuno con una maglietta di Raina? O una maglietta di Craig? Se Blankets continua a essere una cosa così grande, potrebbe accadere. Per te che cosa significherebbe?
Non lo so. Starei bene, credo (ride). Adesso ho anche della roba in ballo a Hollywood, che è divertente perché per me il libro è solo un libro. Non ci penso molto. Se posso fare quello che faccio, queste cose sono secondarie.
E quando un attore di Hollywood dice: 'Mi vedo come Craig! Voglio questa sceneggiatura!' Voglio dire, sei tu. Mettere Chunky Rice su una figurina o su degli articoli di cancelleria è una cosa bella, ma...
Quando lo stavo scrivendo, lui era me. Ora che è scritto, è un personaggio.
È così facile?
Parte del processo di finire qualcosa è lasciarla andare. Prende una vita propria. I lettori gli danno la forma che ha.Ora sono così fissato con il libro successivo. Cioè, sono ancora immerso dentro Blankets , dato che andrò in Europa per lavorare alla promozione per tre mesi senza interruzioni. Quindi ha una vita molto attiva. Ma per me personalmente, e intimamente, sono più focalizzato sul prossimo libro. Si intitola Habibi ed è una specie di storia popolare araba.
Una storia popolare araba? Stai affrontando un sacco di terreni stilistici.
(ride) Quando finisco un libro sono completamente esausto, qualunque cosa fosse. Con Chunky Rice si trattava degli animaletti cartooneschi, così sapevo che poi dovevo fare degli umani e qualcosa di più personale. Ora che ho trascorso così tanto tempo concentrato su me stesso, la mia esistenza da piccolo ragazzo bianco, non voglio farlo più. Voglio espandere.